Il miele nel piatto

Il miele nel piatto

di Barbara Golini

Questo piccolo libro vuole offrire una minima raccolta di ricette a base di miele, per la gola, lo spirito e il corpo; poche ricette, ma abbastanza perché si impari ad apprezzare questo alimiento dorato divino. Divino, perchè nasce tra miti e leggende, ci riporta alla notte dei tempi e richiama alla mente i luoghi sacri dove il miele scorreva a fiumi. Gli dei dell’Olimpo, che si nutrivano di nettare e ambrosia, avevano concesso agli uomini sulla terra di nutrirsi del miele offerto dalle api.

Milioni di anni prima che l’uomo comparisse sulla terra le api erano già al lavoro. Le api erano considerate dagli antichi popoli il tramite divino, mentre da noi sono apprezzate soprattutto per il loro lavoro e la perfetta organizzazione con cui gestiscono gli alveari. Testimonianze sul miele si hanno già in graffiti rupestri di 12.000 anni fa in Spagna, in India e in tutto l’Oriente, lo si ritrova nella Bibbia e nei poemi omerici. Numerose sono le varietà del miele, tante quante sono le varietà di fiori e ancora di più; si va dai più dolci a quelli amari: il millefiori, che è il più comune, quello di acacia, di girasole, di melone, di lavanda e di agrumi, per passare ai più amari come quello di castagno e di corbezzolo, tra i più ricercati, poiché quando queste piante fioriscono, le api stanno già pensando al riposo e, con molta fatica, producono solo piccole quantità di questo miele; l’abbinamento di queste due qualità di miele con i formaggi è d’obbligo.

In alta montagna si trova anche un miele di gemma d’abete dal sapore piuttosto forte e intenso. Infine, ma non ultimo, il miele di spiaggia che profuma di fiori di macchia e di salmastro perché le arnie vengono collocate sulle dune degli arenili tra cielo e mare.

Non resta che provare!